La parola libertà, si sa, piace (quasi) a tutti. Nel dibattito politico degli ultimi due secoli è stata utilizzata con i fini più disparati ed è enorme la differenza che può passare tra una concezione di libertà e l'altra. Non pochi, ad esempio, pronunciando la parola "libertà" hanno inteso e intendono fare riferimento esclusivamente alla libertà loro propria e della minoranza a cui si vantano di appartenere. Una libertà, questa, che non implica affatto il rispetto della libertà altrui, anzi.
Altri, al contrario, hanno da sempre ben compreso che la libertà dei pochi è la schiavitù dei molti, e che pertanto la libertà o appartiene a tutti o non è.
Qui di seguito propongo due documenti che permettono di apprezzare quanto profondo sia il solco che divide la concezione democratica di libertà dalla concezione caricaturale di libertà propria della dottrina liberista (e forse anche liberale).
Franklin Delano Roosevelt,
Discorso sullo Stato dell'Unione, 6 Gennaio 1941 (estratto)
"[...]
In the future days, which we seek to make secure, we look forward to a world founded upon four essential human freedoms.
The first is freedom of speech and expression — everywhere in the world.
The second is freedom of every person to worship God in his own way — everywhere in the world.
The third is freedom from want — which, translated into world terms,
means economic understandings which will secure to every nation a
healthy peacetime life for its inhabitants - everywhere in the world.
The fourth is freedom from fear — which, translated into world terms,
means a world-wide reduction of armaments to such a point and in such a
thorough fashion that no nation will be in a position to commit an act
of physical aggression against any neighbor — anywhere in the world.
That is no vision of a distant millennium. It is a definite basis for
a kind of world attainable in our own time and generation. That kind of
world is the very antithesis of the so-called new order of tyranny
which the dictators seek to create with the crash of a bomb".
Since the beginning of our American history, we have been engaged in
change — in a perpetual peaceful revolution — a revolution which goes on
steadily, quietly adjusting itself to changing conditions — without the
concentration camp or the quick-lime in the ditch. The world order
which we seek is the cooperation of free countries, working together in a
friendly, civilized society".
[...]
in italiano:
" [...]
Nei tempi futuri, che abbiamo l’ambizione di
rendere sicuri, guardiamo con speranza ad un mondo fondato su quattro
libertà umane essenziali.
La prima è la libertà di parola e di espressione –in ogni parte del mondo.
La seconda è la libertà per ciascuno di venerare Dio a modo suo –in ogni parte del mondo.
La
terza è la libertà dal bisogno, il che, tradotto in termini mondiali,
vuol dire accordi economici che assicurino ad ogni paese una vita felice
e pacifica per i suoi abitanti –in ogni parte del mondo.
La quarta è
la libertà dalla paura –il che, tradotto in termini mondiali, vuol dire
una riduzione universale degli armamenti a un livello tale e con tale
assoluta intransigenza da far sì che nessun paese sia più in grado di
commettere un atto di aggressione fisica contro un vicino –in ogni parte
del mondo.
Non si tratta di una visione per un millennio
lontano. È una base precisa per un genere di mondo conseguibile nel
nostro tempo e nella nostra generazione.
Questo mondo è l’antitesi
stessa del cosiddetto nuovo ordine della tirannia che i dittatori
cercano di creare facendo esplodere bombe.
A quel nuovo ordine noi contrapponiamo una concezione più grande: l’ordine morale.
Una
società retta è in grado di affrontare allo stesso modo e senza paura
progetti di dominio mondiale e rivoluzioni in paesi lontani.
Sin dall'inizio della nostra storia americana siamo stati impegnati nel cambiamento - in una perpetua, pacifica rivoluzione - una rivoluzione che procede costantemente, adattandosi tranquillamente alle condizioni che mutano - senza campi di concentramento o la calce viva nelle fosse.
L’ordine mondiale che cerchiamo è la cooperazione di paesi liberi che lavorino insieme in una società amichevole e civilizzata".[...]
... ed ora le quattro libertà poste a fondamento della Comunità Economica Europea prima e dell'Unione Europea poi (nell'ordine, non casuale: libera circolazione delle merci, libera circolazione delle persone, libera circolazione dei servizi, libera circolazione dei capitali):
Trattato che istituisce la Comunità economica europea, Roma, 1957, Parte prima, Principii
ARTICOLO 1
Con il presente Trattato, le ALTE PARTI CONTRAENTI istituiscono tra Loro una COMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA.
ARTICOLO 2
La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di
un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche
economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività
economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed
equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più
rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad
essa partecipano.
-
- ARTICOLO 3
-
Ai fini enunciati all’articolo precedente, l’azione della Comunità
importa, alle condizioni e secondo il ritmo previsto dal presente
Trattato:
a) l’abolizione fra gli Stati membri dei dazi doganali e delle
restrizioni quantitative all’entrata e all’uscita delle merci, come pure
di tutte le altre misure di effetto equivalente,
b) l’istituzione di una tariffa doganale comune e di una politica commerciale comune nei confronti degli Stati terzi,
c) l’eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali,
[...]